
Nome: Federica Fusco
Sono pubblicista, organizzo concerti jazz, mi sono laureata a Firenze, ho lavorato a Milano, vivo a Roma, viaggio appena posso, ho 24 anni e 24mila piatti da lavare...
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Che bella città! Calma, viva, gentile e simpatica. Buon viaggio e buon jazz a tutti, Federica
Piero Delle Monache Ja.Ck trio al Teatro Michetti di Pescara STASERA (12 aprile) ore 21 :)
In pieno centro storico, il Charity Café di via Panisperna
offre jazz di qualità ospitando da anni vecchi e nuovi talenti.
Sabato 19 Aprile e' la volta del quartetto A24.
Inizio concerto alle 22 circa.
Info: www.altotenore.com e www.aventiquattro.com.
Scusate per il mancato link, ma non va...
Buon Jazz e Buona Vita.
Aria di primavera? Non molta! Voglia di partire, tantissima!
Come colombe di pace e ambasciatori di jazz :)
Dopo l'appuntamento di questa sera al Wolf di Bologna, dove il gruppo ospiterà il famoso trombettista Flavio Boltro, il quartetto romano suonerà al Seafox Club di Monzambano (MT) .
Buona Musica a tutti :)
...
meglio un uovo oggi o una gallina domani? meglio un giorno da leoni o cento da pecora? two it's meglio che one... meglio un asino vivo che un dottore morto. meglio darne che buscarne. meglio tardi che mai. meglio di niente. meglio di così? meglio migliorare!
Andy Gravish e gli A24 per la prima volta insieme a Roma al Bebop di via Giulietti 14, zona Piramide/Testaccio. Lo storico locale, che ha da poco cambiato gestione rinnovandosi nella direzione artistica e nell'aspetto, continua ad offrire al suo pubblico una programmazione jazz di assoluta qualità. Sabato 23 febbraio alle 22.00 infatti, il club ospiterà un giovane e solido quartetto romano, sempre più famoso per la sua musica liberamente ispirata alla nuova scuola newyorkese e alle sue atmosfere metropolitane.
In poco piu' di un anno dalla formazione, gli A24 hanno inciso un disco per la WiderLook (distribuito dalla Egea e ora disponibile anche sul web su iTunes Store) e suonato con special guest come Marco Tamburini, Renzo Ruggieri e, prossimamente, Flavio Boltro. Si sono esibiti sui palchi della Notte Bianca di Roma, del Pescara Jazz Festival, dell'Archi in Jazz, dello Young Jazz in Town di Foligno e nei jazz club di città come Milano, Bologna, Brescia, Livorno, Foggia.
Piero Delle Monache al sax, Francesco Diodati alla chitarra, Riccardo Gola al contrabbasso ed Ermanno Baron alla batteria suoneranno brani originali garantendo un forte interplay e un sound omogeneo ed aperto, paragonabile allo stile musicale di artisti come Mark Turner, Kurt Rosenwinkel e Brad Mehldau. Il richiestissimo trombettista americano Andy Gravish, ormai romano d'adozione, arricchirà il concerto coinvolgendo il pubblico in un viaggio sonoro muscolare ed elegante insieme. Metafora che ci viene suggerita anche dal nome stesso del gruppo che, appunto, rimanda alla sigla di una nota linea autostradale e all’idea della musica come ricerca ed avventura.
Per maggiori informazioni
collegatevi sul sito degli Aventiquattro e su quello della Altotenore
Comunicazione e Jazz su altotenore.com
"Acune n'est pareill. Chacune a quelque chose que les autres n'ont pas. Quelque chose d'unique et d'irremplaçable" - F. Truffaut
Una volta arrivati all'interno della Cappella Sistina, si apre alla vista, sulla destra, un enorme affresco dai colori vivaci, dove ogni figura sembra avere la perfetta consapevolezza della sua fine o, comunque, della sua cosa da fare. Parallelamente, si fa avanti l'impressione che tutti siano coinvolti in una gran confusione. Buoni e cattivi. Tutti. I flash ossesivi e il brusio costante, non aiutano! Roma - Musei Vaticani
E' bello ciò che piace...
Qui Roma - O almeno così dicono... E si, perchè pedalare nel parco della Appia Antica, in pieno centro, ma lontano dallo smog e dal "logorio della vita moderna" è com trovarsi in una fiaba senza tempo. Galline, pecore, papere. Aria fresca e pulita. Solo se ti giri indietro, verso l'orizzonte, il grigio dei palazzi ti ricorda che non c'era una volta, ma solo dieci minuti fa. I mille balconi e balconcini si affacciano sulla vita come ieri e come domani, i loro tetti sono pieni di antenne sparate in aria, e i panni disperati, sono appesi ad un filo appeso nel vuoto. E' strano, ma sembrano fidarsi solo delle loro mollette. Hanno l'aria spaurita, come quella di un bambino sotto la gonna della madre che, tutto sommato, vive felice e contento.
"Stamattina so' uscita fuori al terrazzino e faceva nu friddo ca mi sono congedata".
Trovo questa frase molto divertente, l'ho letta nel primo libro scritto da Erri De Luca a proposito di un suo personaggio, una donna che parlava con la voce acuta, dal suono di trombetta, le cui sviste erano sempre basate su un' assonanza. Ecco un altro esempio: "Belli questi aranci rossi sanguinari" :)
Le strade passano, i sogni scorrono, il tempo pure. Crescendo ho imparato a non avere fretta per certe cose, a non pazientare troppo per altre. Dipende dalla circostanza. Bisogna saper pretendere, ma anche sapere aspettare. Le cose si sistemano, l'importante è il movimento, diceva qualcuno. In questo modo però tutto diventa ermetico e polivalente, non esiste più una cosa estremamente sbagliata oppure giusta e quello che è scontato per te non lo è per altri. Mi piace il relativismo, lo trovo intelligente, ma ad ascoltare tutti, si finisce per perdere la bussola e peccare di indecisionismo. Il dispiacere nasce quando sono gli amici a non capire, quelli che ti sembrano i più solidi, i più tranquilli. Quelli che tu davi per sicuri e invece alla fine ti dicono che ci devono riflettere su, che secondo loro tu hai torto, perchè non si fa così, non è così che siamo abituati a pensare. Abituati? Ma il pensiero è una facoltà libera che si esercita giorno per giorno, oppure un insieme di regolette e perbenismi da mettere in pratica? L'abitudine ha a che fare con la sicurezza, ma è anche una gabbia. Buona vicina di casa delle convenzioni, che tutto regolamentano e tutto spengono. La gentilezza poi, è bellissima, ma spesso si trucca male, con un rossetto troppo forte simile a quello dell'ipocrisia.
Quanta lentezza in queste sedie calde, piene, di parole al vento e sorrisi con poca storia. Il jazz vola come foglie leggere mentre la strada si riempie di freddo. La notte è lunga. Concerti di bellezza e sofferenza corrono verso club di fumo famosi. I camion sono ancora in fila alla fine della via. L'unica stella è l'arte di vivere.
Roma - Piazza Santa Maria Maggiore, pieno centro.
Un tizio fa pipì in mezzo alla piazza. Dai, esagerato. Almeno vicino ad un albero, un palo, la ruota di una macchina. Ma non e finita. Mentre se lo tira fuori e fa pipì proprio in mezzo alla piazza, passa un suo amico che lo saluta affettuosamente, gli sorride come se niente fosse e dopo una bella stretta di mano, riprende sereno il suo cammino.................................:...........................................
Dopo un’anteprima al Fanfulla di Roma, attesa per Sabato 24 Novembre nel cuore del quartiere Il Pigneto, il “Piero Delle Monache Ja.ck trio” aprirà la sua cinque giorni di concerti a Mosciano Sant’Angelo (TE), dove Lunedì 10 Dicembre parteciperà al “Dolci Romori Jazz Festival”.
Nei giorni successivi, il gruppo proseguirà con quattro appuntamenti in Lombardia: Martedi 11 Dicembre sarà al “Vecchio Tagliere” di Alzano Lombardo (BS). Mercoledì al “NordEst Cafè” di Milano, Giovedì al “Vecchio ‘800” di Pozzolengo (BS) e infine, Venerdì 14 Dicembre, presso lo storico “Paprika Jazz Club” di Dalmine (BG).
La maggior parte dei brani proposti sarà originale, ma non mancheranno sorprendenti rivisitazioni in chiave jazz di pezzi come “Foxy Lady” di Jimi Hendrix o “No Surpises” dei Radiohead. Come anticipato dal nome stesso della formazione, infatti, il “Ja.ck trio” rappresenta un crocevia artistico tra gli aspetti più affascinanti del jazz e quelli del rock.
Pur se di radici diverse (il sassofonista Piero Delle Monache ha origini pescaresi, il chitarrista Francesco Diodati è capitolino di nascita, il batterista Zsolt Kovàcs è ungherese), i musicisti del gruppo si sono incontrati a Roma dove risiedono attualmente e si sono subito sentiti uniti dalla necessità di vivere la musica come ricerca senza confini, né geografici stilistici né.
Benché di recente formazione, il gruppo si è già esibito in numerosi concerti, non solo in Italia. Inoltre i singoli musicisti hanno partecipato, come membri di orchestre o con altre formazioni (ad esempio con gli A24, di cui fanno parte sia Delle Monache sia Diodati), ad eventi musicali prestigiosi come Umbria Jazz, Pescara Jazz Festival, Young Jazz In Town di Foligno, Roccella Jazz Festival, Notte Bianca di Roma.
Dopo la Notte Bianca di Roma, gli A24 riprendono la loro attività musicale invernale in Toscana con un concerto al Bflat di Livorno atteso per Domenica 18 Novembre (Via del Testaio 24, ore 22.00).
Il gruppo è nato nel Gennaio 2006 dall’incontro artistico di quattro giovani musicisti accomunati dalla passione per le più recenti evoluzioni stilistiche del jazz, oltre che dalla conoscenza e dall’amore per la tradizione.
In poco più di un anno dalla sua formazione, il quartetto ha attirato l’attenzione della stampa e ottenuto passaggi radiofonici anche sulle frequenze della Rai. Ha partecipato a vari festival nazionali come Pescara Jazz 2007, Foligno Young Jazz in Town 2006, Archi in Jazz 2006 e si è esibito nei club di numerose città italiane, tra le quali Roma, Milano, Bologna,Verona,Foggia, accompagnati in più di un’occasione da special guest come Marco Tamburini alla tromba e Renzo Ruggieri alla fisarmonica.
Il disco d’esordio, pubblicato da WiderLook e distribuito da Egea, inaugura la linea “giovani talenti” della Wide Sound e si presenta come una raccolta di otto tracce originali che spaziano da atmosfere aperte a sonorità più vicine alla nuova scuola newyorkese (Kurt Rosenwinkel, Mark Turner, Brad Mehldau...).
Il nome della formazione, e del disco, rimanda ad un tratto della linea autrostradale che unisce Roma e Pescara, le città natali dei musicisti. Ma la sua scelta è dovuta soprattutto all’idea della musica come viaggio muscolare e nello stesso tempo elegante, in grado di incuriosire e coinvolgere l’ascoltatore.
"L'arte è tale quando nasce da necessità"
Così su due piedi, il primo insegnamento di Enzo Biagi che mi torna in mente è che non c'è persona al mondo che valga la pena di essere invidiata. Un saluto commosso e riconoscente, Federica.
Un tappeto rosso sotto i piedi dà sempre un senso di sicurezza. All'Auditorium Parco della Musica un bellissimo film cinese mi ha lasciata incantata. Li Chun, E la primavere comincia. Un grazie all'elegante sconosciuto che mi ha regalato il biglietto.
Per i tanto chiacchierati giovani di oggi, bamboccioni o no che siano, l'imperativo categorico è aspettare. Il problema di troppi giovani italiani è questo. Sono sempre più ricattabili, tenuti sotto schiaffo dalla promessa di un posto di lavoro dopo mesi di gratuità, disposti a farsi trattare male, senza la giusta dose di sano amor proprio. Vabene la gavetta, ma lo sfruttamento mascherato da stage inizia a rompere. Secondo la maggior parte dei mondi del lavoro, pieni di gerarchie improduttive, vecchi potenti e impiegati rasseganti, un giovane pieno di entusiasmo deve solo aspettare. Chi o che cosa, non è molto importante. Inoltre, se durante l'attesa gli salta in mente di chiedere uno stipendio, è fatta. L'attesa di un lavoro ben retribuito si azzera e si ritrova immediatamente per strada ad aspettare il prossimo tram verso casa. In genere, la prassi per i neolaureati e non solo, è questa: aspettare e farlo a gratis. Il tutto, per almeno due ordini di motivi. Uno: se non aspetti tu, aspetterà qualche altro giovane più paziente che fa meno domande di te. Due: la differenza tra te e quell'altro non è più la qualità o una caratteristica personale ben precisa. Bensì, la capacità di aspettare che qualcuno ti noti e ti dia spazio per lavorare bene. Nel mentre, tutti a fare fotocopie, prendere caffè, ubbidire, giocare al più debole, fare sorrisi, dare pacche sulle spalle. La sensazione più sgradevole di questi giorni è scoprire che siamo tutti interscambiabili, uguali e senza prezzo. Come un maglia tinta unita in sconto, unisex e taglia unica. Credo che molti sarebbero contenti se diventassimo tutti babbei e paurosi. Roba da matti. Ma non basta. Se per caso uno di questi burattini si ricorda di avere una testa che pensa e parla di creatività, di coraggio e di preparazione, il messaggio che riceve è che ha fatto pipì fuori dal vaso. Per questo va adeguatamente punito. O viene etichettato come arrogante e presuntuoso e mandato via. O viene etichettato come troppo bravo e pericoloso e mandato via. Su un articolo del Corriere della Sera di Lunedi 15 Ottobre, Alberoni parlava di giovani e di dinamismo. Ha scritto di afferrare tutte le occasioni, di inventare, di creare. Di scoprireil gusto e il piacere di fare le cose per bene. Viene da chiedersi se non facesse dell'ironia...
A volte mi sembra troppo persino l'educazione.